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Viaggio nella "Maremma cucina!"

 

Siamo agli inizi degli anni settanta e guardavo il mondo più dagli aerei che dalla mia scrivania; tour operator emergente ho portato i primi turisti alle Maldive con voli interminabili, nelle isole Dahlak, paradiso nel Mar Rosso e Zamboanga, Titicaca come Letitia erano a me nomi ben noti, non disdegnando però Jumbo Charter della Varig in viaggi più glamour per il Carnevale di Rio. Su nei cieli, soprattutto al rientro, non sognavo altro di correre a Montemerano che, dopo il “bicchieretto” offerto da Troncausci, mi aveva stregato con l’usanza che voleva, per chi teneva banco, offrire un bicchiere ad ogni avventore che entrava nel Bar. Per me era come entrare nelle favole; quella gente semplice e cordiale mi portava in un mondo così lontano da farmi dimenticare le adrenaliniche problematiche cittadine.

 

Le ricette:

 

 Le Zuppe    

 d3_bestie Le Bestie  

 d3_dolci I Dolci  

 d3_resto Quel che resta

  

Si vegliava sulla sieda davanti al focorale o nelle cantine scavate nella roccia con fegatelli o frittate di asparagi selvatici, dipende dal periodo, pane sciapo e veri fiumi di vino, parlando del tempo, della caccia o dei lavori campestri fatti o da fare con partite di morra, che ti facevano la voce roca per almeno un giorno, per intermezzo. Midely, Felton, Ivonne, Ublet ed Atto i nomi veri (Osmandilla o Finimola alcuni femminili) si confondevano con i soprannomi di Tascapane, Batacchio, Calzafina anche se quello del Cignale, che ci ha lasciato poco tempo fa, mi rimarrà nel cuore a vita; questi gli amici merenderi a cui univo in un tourbillon di mix sociale Ministri, Top manager, Banchieri, attrici ed attricette, cantanti anche di grido, ad ascoltare affascinati Maremma Amara, inno della nostra terra, non ancora conquistata dal turismo gratta e fuggi odierno. La vera Padrona di casa era Mara, lontana cugina, dolce e despota che rimbrottava le mie amichette cittadine a rassettare la casa dopo i banchetti rallegrati dal Trio Frasca che come compenso si accontentava solo di bicchieri di vino, anche se non erano pochi. Con l’entusiasmo dell’epoca Mara, che fu fondamentale anche nell’apertura del mio ristorante, si faceva raccontare prendendo appunti (illeggibili) tra una veglia e l’altra, dai più anziani le tradizioni culinarie maremmane, povere per la verità come l’acqua cotta ora arricchita dall’uovo in camicia, imperniate soprattutto da quanto i cacciatori portavano a casa e dall’ammazzamento del maiale, festa grande nel periodo Natalizio.

Da qui la raccolta di aneddoti e storielle unite insieme dalla splendida penna di Giovanna, sua figlia, che, visto il carattere, non poteva rifiutarsi. Su ciò non ho nessun merito, se non l’aver contribuito con la modesta casa di allora, riuscendo a creare una magica atmosfera che ci ha preso per quasi un ventennio, che è il più dolce ricordo della mia vita, per me e di tanti altri.

 

Grazie Mara, con il mio amore e tanto affetto!

Erik Banti

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